Sogni natalizi

 

Per un attimo mi è sembrato di sentir riecheggiare la tua risata, mentre camminavo nelle stanze della mia mente. Intorno a me, ambienti familiari, pavimenti conosciuti, e applique al muro che hanno illuminato le sere della mia infanzia. Era festa ed io giravo, svolazzando in un abito a quadri rosso e bianco, mentre tutti quelli più grandi parlavano di cose poco interessanti. Guardavo i pacchi sotto il solito albero panciuto, avvolti in carta dorata lucente e con fiocchi di raso sintetico. Mi chiedevo cosa ci fosse all’interno e fremevo dalla voglia di scartarli. Il solito pranzo, fermo su vassoi lucidati e tirati. Una tavola imbandita con candele rosse e bicchieri di cristallo; fazzoletti e posate. D’improvviso mi giro e ti vedo, in quel corridoio,proprio dove mi pareva di averti sentito ridere; splendida e longilinea, austera e bionda. Nella luce soffusa di dicembre, mi sembra di aver rivisto lo sguardo verde, le profondità degli abissi delle tue pupille sincere e oneste. Sei ancora lì che mi sorridi e mi tendi la mano, cercando di portarmi vicino a te. Mentre mi avvicino, di colpo mi sveglio. Il buio della mia camera mi grida cose, mi stringe, mi soffoca. Mi sento delusa e penso che non ci si può abituare a certe assenze, ci si reinventa, ci si riadatta. Si creano nuove combinazioni di rapporti. Ci si rifugia in nuovi sguardi. Ma non si può mai cancellare il vuoto di un assenza, soprattutto quando questa è imponente.

 

Carla G.

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Mancanze.

Nel ricordo di mia nonna Carla.

Se dovessi descrivere l’ 8 Agosto di ogni anno lo definirei spoglio, privo di qualsiasi sentimento che non sia tristezza. L’ 8 Agosto é per me un corridoio di scatoli pieni di polvere che contengono i ricordi della famiglia, é un materasso di spine su cui è ormai impossibile riposare; é la chiusura di un cerchio, é una porta che si chiude sopra anni meravigliosi. L’ 8 Agosto da quando non ci sei più é la speranza di restare uguale a te nel nome, nel cuore.. e di non sentirti mai svanire.

Carla G.

Una finestra sui ricordi.

La memoria è una grande traditrice, è una finestra aperta sui ricordi che non avresti mai voluto esplorare di nuovo. Tu sei lì dall’altro lato del vetro e non puoi fare altro che riguardare la scena di un Natale felice, di una tavola imbandita di sogni che si sono sgretolati al suolo. Sei inerme spettatore del tuo passato. I percorsi a ritroso della mente ci conducono per strade tortuose, ci insegnano il pericolo della caduta e ci ingannano con profumi e ombre. Basta un’immagine per essere catapultati negli antichi inverni sbiaditi. Ritornare a quegli inverni significa raccogliere gli attimi che abbiamo lasciato alle spalle, ridargli vita e luce nuova e sperare che ciò che è stato possa ripetersi. Magari può capitare che un giorno camminando per strada tutto ti suggerisca la stessa cosa; è proprio allora che devi cambiare percorso, svoltare l’angolo.  Bisogna tenersi a distanza dalla propria memoria, cercando di vincere sempre il gioco sinistro delle nostalgie.

Carla G.